Il cibo da asporto è diventato parte integrante della routine quotidiana, le scelte alimentari non sembrano guidate dalla salute quanto dal piacere.
In un’epoca in cui il cibo da asporto è diventato parte integrante della routine quotidiana, le scelte alimentari non sembrano guidate dalla salute quanto dal piacere.
Un recente sondaggio condotto nel Regno Unito ha rivelato che, nonostante l’obbligo di indicare le calorie nei menu delle grandi catene, la maggior parte dei consumatori continua a privilegiare il gusto rispetto al contenuto calorico.
Un dato che solleva interrogativi sulla reale efficacia delle politiche nutrizionali e sull’evoluzione del rapporto tra cibo e consapevolezza.
I dati: calorie ignorate, gusto al comando
Secondo lo studio pubblicato su BMJ Nutrition, Prevention & Health, il 57% degli intervistati ha dichiarato di non considerare le informazioni caloriche al momento dell’ordine.
Il gusto è risultato il principale criterio di scelta, seguito dal prezzo e dalla velocità di consegna. Solo il 15% ha indicato le calorie come elemento determinante.
Questi risultati arrivano a distanza di oltre un anno dall’introduzione della normativa britannica che impone l’indicazione calorica nei menu dei ristoranti con più di 250 dipendenti. L’obiettivo era promuovere scelte più salutari, ma i dati suggeriscono che il comportamento alimentare è ancora fortemente influenzato da fattori emotivi e sensoriali.
Il cibo da asporto: tra necessità e piacere
Con ritmi di vita sempre più serrati, il cibo da asporto è spesso una soluzione pratica.
Ma non è solo una questione di comodità: è anche un momento di gratificazione.
Che si tratti di un ramen fumante, di una poke bowl colorata o di un burger gourmet, il pasto ordinato è spesso vissuto come una coccola, un modo per concedersi qualcosa di buono.
Mangiare è un atto emotivo, non solo nutrizionale. Il gusto genera soddisfazione, e la soddisfazione riduce il rischio di comportamenti alimentari disfunzionali.
Calorie vs. qualità: una falsa dicotomia
Il dibattito tra gusto e calorie rischia di semplificare una questione più articolata.
Non tutte le calorie sono uguali, e non tutti i piatti gustosi sono necessariamente poco salutari.
Un pasto bilanciato può essere ricco di sapore e al tempo stesso nutrizionalmente valido.
Gli esperti invitano a spostare l’attenzione dalla quantità alla qualità:
Ingredienti freschi e riconoscibili
Presenza di fibre, proteine e grassi buoni
Riduzione di zuccheri semplici e salse industriali
Educazione alimentare: il vero nodo
La scarsa attenzione alle calorie non è solo una questione di preferenze, ma anche di alfabetizzazione nutrizionale.
Molti consumatori non sanno interpretare correttamente le etichette o non comprendono il significato reale del bilancio energetico. In questo contesto, l’informazione diventa cruciale.
Serve una comunicazione più empatica e meno prescrittiva.
Le persone non vogliono sentirsi giudicate, vogliono essere accompagnate.
Il cibo da asporto non è il nemico della salute, ma una realtà da gestire con consapevolezza.
Il gusto resta il primo motore delle scelte, e ignorarlo significa perdere un’occasione di dialogo con il consumatore.
Piuttosto che demonizzare il piacere, è tempo di valorizzarlo come alleato di una nutrizione equilibrata.
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