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Calcoli biliari: sintomi, cause e rischi per chi soffre di obesità

Calcoli biliari: quali sono i sintomi, le cause e perché l’obesità aumenta il rischio. Dati e studi scientifici per capire e prevenire.

I calcoli biliari, o colelitiasi, rappresentano una delle patologie digestive più diffuse nei Paesi occidentali. Secondo le stime epidemiologiche, fino al 15% della popolazione adulta può svilupparli nel corso della vita.

Nella maggior parte dei casi restano silenti, ma quando compaiono i sintomi possono compromettere seriamente la qualità della vita.

Il rischio aumenta in modo significativo nelle persone con obesità, come confermato da numerosi studi clinici.

Cosa sono i calcoli biliari

I calcoli biliari sono aggregati solidi che si formano nella cistifellea a partire dai componenti della bile.

Nella maggioranza dei casi sono costituiti da colesterolo, mentre più raramente da pigmenti biliari.

La loro formazione è legata a uno squilibrio nella composizione della bile, che diventa sovrasatura di colesterolo.

Studi pubblicati su riviste come The New England Journal of Medicine e Gastroenterology indicano che alterazioni metaboliche e ormonali giocano un ruolo centrale nello sviluppo della patologia.

I sintomi: quando i calcoli diventano un problema

Molte persone convivono con i calcoli biliari senza saperlo.

Tuttavia, quando un calcolo ostruisce i dotti biliari, possono comparire sintomi improvvisi e intensi.

Il più caratteristico è la colica biliare: un dolore acuto nella parte superiore destra dell’addome, spesso irradiato alla schiena o alla spalla destra.

Altri sintomi includono:

  • nausea e vomito

  • gonfiore addominale

  • digestione difficile, soprattutto dopo pasti grassi

  • febbre, nei casi complicati

Secondo le linee guida cliniche, la presenza di febbre e dolore persistente può indicare complicanze come colecistite acuta o pancreatite, condizioni che richiedono un intervento medico urgente.

Perché l’obesità aumenta il rischio

Il legame tra obesità e calcoli biliari è ben documentato. Ricerche osservazionali e studi prospettici mostrano che le persone con obesità hanno un rischio fino a tre volte maggiore di sviluppare calcoli alla cistifellea rispetto ai normopeso.

Il motivo principale è metabolico: l’obesità è associata a un aumento della secrezione di colesterolo nella bile e a una ridotta motilità della cistifellea. Questo favorisce la precipitazione del colesterolo e la formazione dei calcoli.

Studi pubblicati su Hepatology e Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism confermano che anche l’insulino-resistenza gioca un ruolo chiave.

Un rischio aggiuntivo riguarda il dimagrimento rapido.

Le diete molto restrittive e la chirurgia bariatrica, se non adeguatamente monitorate, possono aumentare temporaneamente l’incidenza di calcoli biliari, come evidenziato da studi clinici randomizzati.

I rischi e le complicanze

Se non trattati, i calcoli biliari possono portare a complicanze anche gravi. Tra queste:

  • colecistite acuta
  • ittero ostruttivo
  • pancreatite biliare

La letteratura scientifica sottolinea come le persone con obesità presentino un rischio più elevato di decorso complicato e di intervento chirurgico.

Prevenzione e gestione

La prevenzione passa soprattutto dallo stile di vita. Gli esperti raccomandano:

  • una perdita di peso graduale e controllata

  • un’alimentazione equilibrata, ricca di fibre e povera di grassi saturi

  • attività fisica regolare

Studi di popolazione indicano che anche una modesta riduzione del peso corporeo, se mantenuta nel tempo, può ridurre il rischio di calcoli biliari.

I calcoli biliari sono una condizione frequente e spesso sottovalutata.

L’obesità rappresenta uno dei principali fattori di rischio modificabili.

Riconoscere i sintomi e intervenire precocemente, con il supporto del medico, è fondamentale per prevenire complicanze e tutelare la salute digestiva.

QUANDO RIVOLGERSI AL MEDICO

Secondo le indicazioni delle principali linee guida sanitarie nazionali, è opportuno consultare il medico in presenza di sintomi compatibili con una possibile patologia della colecisti, in particolare se persistenti o ricorrenti.

Rivolgersi al medico curante in caso di:

  • Dolore nella parte superiore destra dell’addome, soprattutto dopo pasti ricchi di grassi

  • Episodi ripetuti di dolore addominale associati a nausea o vomito

  • Difficoltà digestive persistenti, gonfiore o senso di peso post-prandiale

  • Storia nota di calcoli biliari, anche in assenza di sintomi acuti

È raccomandato un accesso tempestivo al pronto soccorso in presenza di:

  • Dolore addominale intenso e continuo, non alleviato dal riposo

  • Febbre associata a dolore addominale, possibile segno di infiammazione acuta

  • Ittero (colorazione giallastra della pelle o degli occhi)

  • Urine scure e feci chiare, indicativi di possibile ostruzione delle vie biliari

  • Vomito persistente o peggioramento rapido dei sintomi

Le persone con obesità, diabete, dislipidemie o sindrome metabolica rientrano tra le categorie a maggiore rischio e dovrebbero sottoporsi a valutazione medica anche in caso di sintomi lievi, al fine di una diagnosi precoce e di una corretta gestione clinica.

Una valutazione medica tempestiva consente di ridurre il rischio di complicanze e di individuare il percorso diagnostico-terapeutico più appropriato, in linea con le raccomandazioni del Servizio Sanitario Nazionale.

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