Iscriviti al Club

Ricevi ogni settimana il meglio di Obesitalia nella tua casella di posta

Thank you for subscribing to the newsletter.

Oops. Something went wrong. Please try again later.

Obesità, la battaglia si vince sul territorio: il ruolo decisivo dei medici di famiglia

Il medico di medicina generale diventa così il regista della presa in carico della malattia

L’obesità è una malattia cronica complessa che coinvolge oltre un miliardo di persone nel mondo e che, secondo le stime internazionali, potrebbe interessare più della metà della popolazione globale entro il 2035. Anche in Italia i numeri continuano a crescere: l’11,8% degli adulti vive con obesità e oltre un terzo è in sovrappeso, con dati ancora più preoccupanti tra bambini e adolescenti. Sono cifre che raccontano un’emergenza sanitaria, ma anche sociale e culturale.

La Giornata mondiale dell’obesità 2026, celebrata il 4 marzo con lo slogan “8 Billion Reasons To Act on Obesity”, ha ribadito la necessità di un’azione coordinata, basata sulle evidenze scientifiche e capace di superare stigma e semplificazioni.

In questo scenario, il territorio diventa il luogo dove si gioca la partita più importante: quella della prevenzione, della diagnosi precoce e della presa in carico continuativa.

Un nuovo quadro normativo che cambia prospettiva

Con la legge n.149/2025, l’Italia è il primo Paese al mondo a riconoscere ufficialmente l’obesità come malattia cronica e a prevederne l’inclusione nei Livelli essenziali di assistenza.

Una svolta che si accompagna all’inserimento della patologia nel Piano nazionale della cronicità e alla creazione di un Fondo dedicato alla prevenzione per il triennio 2025-2027 .

Questo riconoscimento segna un passaggio culturale decisivo: l’obesità non è più letta come una “colpa” individuale, ma come una condizione influenzata da fattori biologici, ambientali e sociali, che richiede percorsi strutturati e continui.

Ruolo-importante-medico-famiglia-malattia obesità

Perché il medico di famiglia è centrale

La Società Italiana di Medicina Generale (SIMG) sottolinea come la natura cronica dell’obesità imponga un modello di gestione simile a quello delle altre cronicità. Il medico di medicina generale diventa così il regista della presa in carico, con tre funzioni chiave :

  • Prevenzione primaria — La presenza capillare sul territorio e il rapporto fiduciario con il paziente permettono di intercettare precocemente i fattori di rischio e promuovere stili di vita salutari.

  • Diagnosi precoce e gestione integrata — L’obesità è spesso associata a comorbidità come diabete, ipertensione, disturbi del sonno e patologie cardiovascolari. Una regia territoriale evita frammentazioni e garantisce continuità.

  • Contrasto allo stigma — Riconoscere l’obesità come malattia significa superare narrazioni colpevolizzanti, favorire l’accesso alle cure e rafforzare l’alleanza medico-paziente.

Un approccio esclusivamente specialistico, avverte la SIMG, rischia di essere meno efficace se non inserito in un percorso coordinato dal territorio.

La Carta di Erice 2026: un impegno condiviso

La Carta di Erice 2026 sull’obesità, promossa dalla Società Italiana dell’Obesità (SIO) insieme a 20 organizzazioni scientifiche e istituzionali, rappresenta un ulteriore passo avanti.

Il documento impegna la comunità scientifica a garantire un accesso equo e appropriato alle cure, incluse quelle farmacologiche e chirurgiche, e a uniformare la presa in carico su tutto il territorio nazionale .

Tra gli obiettivi centrali: contrastare stigma e disuguaglianze, promuovere percorsi omogenei e fare dell’Italia un modello internazionale nella gestione dell’obesità.

Una sfida che riguarda tutti

La battaglia contro l’obesità non si vince solo con nuovi farmaci o percorsi specialistici. Richiede un cambiamento culturale, politiche pubbliche efficaci, educazione e comunicazione responsabile. E richiede soprattutto una rete territoriale forte, in cui il medico di famiglia rappresenta il primo presidio di salute.

È qui, nel rapporto quotidiano tra medico e paziente, che si costruisce la possibilità di diagnosi precoce, continuità assistenziale e superamento dello stigma. Ed è qui che l’Italia può davvero fare la differenza.

Iscriviti al Club

Ti piace questa storia? Adorerai la nostra newsletter mensile.

Thank you for subscribing to the newsletter.

Oops. Something went wrong. Please try again later.