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Depressione post partum e alimentazione: quando ciò che mangi può influenzare il tuo umore

La depressione post-partum è un disturbo dell’umore che può comparire nelle settimane o nei mesi successivi al parto

La nascita di un figlio è un momento di immensa gioia, ma anche per molte donne di grande sfida fisica, emotiva e psicologica.

Una patologia che può emergere in questo contesto è la Depressione post‐partum (DPP): un disturbo dell’umore che colpisce un numero significativo di neo‐madri, con conseguenze sia per la madre che per il bambino.
Parallelamente, un campo emergente di ricerca evidenzia come l’alimentazione, spesso considerata solo in termini di salute fisica, possa svolgere un ruolo non secondario anche nella salute mentale nel periodo post‐partum.

Questo articolo esplora il legame fra alimentazione e DPP, con un focus su evidenze scientifiche recenti.

Cos’è la Depressione post‐partum

La DPP è un disturbo dell’umore che insorge poco dopo il parto (generalmente entro le prime settimane/mesi) e può manifestarsi con sintomi quali tristezza profonda, perdita di interesse, affaticamento, difficoltà nel legame con il bambino, ansia e pensieri negativi persistenti.
Le cause sono multifattoriali: alterazioni ormonali, cambiamenti nel sonno, stress della cura del neonato, fattori socio‐economici, pre‐esistenti vulnerabilità psicologiche.

Alimentazione e umore: perché c’entra anche nel post‐parto

Diversi meccanismi biologici suggeriscono che ciò che mangiamo può influenzare il nostro umore:

  • Stato infiammatorio, sistema immunitario e “asse cervello-intestino” (gut-brain axis): i nutrienti possono modulare infiammazione e funzione neuro‐immunitaria

  • Micronutrienti (vitamine, minerali, acidi grassi essenziali) coinvolti nella sintesi dei neurotrasmettitori (es. serotonin­a, dopamina) o nella salute cerebrale.

  • Pattern alimentari complessivi: più che un singolo alimento, è rilevante l’insieme del regime nutrizionale (ad es. dieta “sana” vs “occidentale”).

Nel contesto del post‐partum, queste considerazioni assumono rilevanza particolare: la fase transitoria dopo il parto comporta cambiamenti metabolici, nutrizionali e di carico psicofisico, che possono rendere la madre più vulnerabile dal punto di vista nutrizionale e psicologico.

Quali evidenze scientifiche ci sono?

Ecco alcuni studi chiave che mostrano un’associazione fra alimentazione e rischio di depressione post‐partum:

Diete “sane” associate a minor rischio

Uno studio della coorte greca Rhea cohort su 529 donne ha mostrato che un pattern dietetico definito “health conscious” (frutta, verdura, legumi, noci, latticini, pesce, olio d’oliva) era associato a punteggi più bassi nella scala EPDS per la DPP (β = -1,75, p = 0,02). Le donne nei terzili più elevati avevano circa la metà del rischio (RR ~0,51) rispetto al terzile più basso.

Una revisione sistematica (Maternal Dietary Patterns and Risk of PPD, 2023) che ha incluso 10 studi ha concluso che l’adesione a una dieta “sana” può essere benefica nell’abbassare il rischio di DPP. PubMed

Un altro studio ha esaminato l’aderenza alla dieta MIND diet (sinergia fra dieta mediterranea e DASH) e ha trovato che le donne nel terzile più elevato di aderenza avevano significativamente minor probabilità di sintomi depressivi post‐partum (odds ratio OR = 0,04; 95% CI: 0,006-0,37).

Micronutrienti ed elementi specifici

Una review (“Invisible Links: Associations Between Micronutrient Deficiencies and Postpartum Depression”) ha concluso che carenze di vitamina D, ferro e zinco sono tra i deficit più costantemente associati a rischio aumentato di DPP, con meccanismi che coinvolgono neurotrasmissione, segnali neurotrofici, metabolismo mitocondriale e sistema immunitario.

Una review più ampia (“Postpartum Depression: The Role of … nutrients and dietary supplements”) ha segnalato che bassi livelli di acidi grassi omega-3 (n-3 PUFA) e vitamina D, nonché folati, B12, colesterolo plasmatico e triptofano, sono correlati a maggiore rischio di DPP.

Alimentazione “meno buona” e rischio aumentato

Uno studio giapponese ha riportato che un consumo frequente di pasti pronti (ready-made meals) ≥3 volte a settimana durante la gravidanza era associato ad un OR di ~4,16 per DPP rispetto a <1 volta/sett.

Uno studio cinese su 1.659 partecipanti ha evidenziato che un pattern alimentare “nut-fruit” (noci, frutta) era associato a minor rischio di DPP (OR = 0,740; 95% CI: 0,573-0,955).

Studi più specifici su latticini

Uno studio pilota su 49 donne ha trovato che un’assunzione di latticini >1 porzione/giorno era significativamente associata a minore rischio di DPP (OR = 0,17; 95% CI: 0,03-0,83).

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Quali sono i possibili “come” / meccanismi?

Infiammazione e sistema immunitario: Una dieta povera può stimolare infiammazione cronica o alterare la risposta immunitaria, fattori implicati nella depressione.

Neurotrasmettitori e micronutrienti: Vitamine del gruppo B, ferro, zinco, acidi grassi essenziali sono cofattori per la sintesi o azione dei neurotrasmettitori (es. serotonina) o per l’integrità neurale. Carenze possono predisporre a disfunzioni dell’umore.

Asse intestino-cervello (“gut-brain axis”): La composizione della flora intestinale, influenzata dalla dieta, può modulare il sistema nervoso centrale, l’umore e lo stress.

Carico nutrizionale e stress metabolico: Il periodo post‐partum implica richieste nutrizionali elevate (allattamento, recupero fisico…), e una dieta inadeguata può rappresentare uno stress aggiuntivo sul sistema fisico e psicologico.

Pattern alimentare e stile di vita: Una dieta “sana” è spesso correlata a uno stile di vita più favorevole (attività fisica, sostegno sociale, minor consumo di alimenti ultra-processati) che può proteggere dal rischio depressivo.

 

Implicazioni pratiche per le neo‐madri

Basandosi sulle evidenze, si possono trarre alcune indicazioni utili (da adattare caso per caso e in consultazione con i professionisti).

Puntare a un pattern alimentare vario e “salutare”: frutta, verdura, legumi, noci/semi, pesce (soprattutto ricco di omega-3), latticini se tollerati, olio d’oliva.

Evitare eccessi di alimenti ultra-processati, pasti pronti frequenti, zuccheri raffinati, grassi saturi in eccesso.

Garantire attenzione a micronutrienti importanti: vitamina D (es. mediante esposizione al sole e alimenti o supplementazione se indicata), ferro, zinco, omega-3 (ad esempio pesce azzurro, semi di lino/chia).

In caso di allattamento, recupero postnatale o carichi elevati, la strategia alimentare diventa ancora più rilevante.

Integrare alimentazione con stile di vita favorevole: supporto sociale, sonno, attività fisica moderata, riduzione dello stress.

Non considerare la dieta come unica “cura” della DPP: è un elemento di prevenzione e supporto, ma la DPP richiede valutazione clinica e supporto psicologico o psichiatrico quando necessario.

Limiti e avvertenze

  • Molti studi sono osservazionali: mostrano associazioni ma non tutte dimostrano causalità.

  • Eterogeneità metodologica: diversi studi utilizzano differenti definizioni di dieta, tempi di valutazione, strumenti di screening della DPP.

  • Non tutte le donne con dieta “ottimale” saranno esenti da DPP: ci sono molteplici fattori in gioco (genetica, storia personale, fattori psicosociali).

  • La dieta da sola non sostituisce consulenza medica o psicologica in caso di DPP conclamata.

La relazione fra alimentazione e salute mentale nel periodo post‐partum è un campo promettente e di crescente evidenza.

Sebbene non si possa affermare ancora che “mangiando bene si evita la DPP” con certezza assoluta, è chiaro che un’alimentazione favorevole  insieme a un buon supporto psicosociale può costituire un fattore protettivo importante.
Per le donne che diventano madri, prendersi cura della propria alimentazione non è solo un atto verso la propria salute fisica: è una scelta che può riflettersi sul proprio umore, sulla propria energia, e sulla qualità del legame con il bambino.

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