Obesità non significa protezione dall’osteoporosi anzi, può rappresentare un fattore di rischio aggiuntivo.
Osteoporosi e obesità: un’emergenza silenziosa che coinvolge milioni di persone
L’osteoporosi è spesso percepita come una malattia “delle persone magre”.
Per anni si è diffusa l’idea che l’obesità potesse rappresentare un fattore protettivo grazie alla maggiore pressione meccanica applicata sulle ossa, in grado di stimolare la formazione di tessuto osseo. Ma negli ultimi dieci anni gli studi hanno completamente ribaltato questa visione.
Oggi la comunità scientifica concorda sul fatto che l’obesità, soprattutto quella viscerale, possa aumentare il rischio di fragilità scheletrica, indipendentemente dai valori di densità minerale ossea.
Secondo la International Osteoporosis Foundation, oltre 200 milioni di persone soffrono di osteoporosi a livello globale. Parallelamente, l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che più di 650 milioni di adulti siano obesi.
Due epidemie moderne che si intersecano e si alimentano a vicenda.
Obesità e osso: perché la vecchia teoria è stata smentita
➤ Infiammazione di basso grado
Il grasso viscerale è oggi considerato un vero e proprio organo endocrino capace di rilasciare molecole infiammatorie, come IL-6, IL-1β e TNF-α. Queste sostanze, come dimostrato su Journal of Bone and Mineral Research, stimolano l’attività degli osteoclasti, favorendo il riassorbimento osseo e riducendo la resistenza dell’osso alle sollecitazioni.
➤ La qualità dell’osso conta più della quantità
L’aumento della densità ossea nei soggetti obesi può risultare fuorviante. Studi di micro-CT e risonanza ad alta risoluzione mostrano che l’osso delle persone con obesità ha:
maggiore porosità,
trabecole più sottili,
disorganizzazione microstrutturale.
Elementi che indeboliscono lo scheletro, anche in presenza di valori di densità apparentemente nella norma.
➤ Steatosi midollare
Un filone relativamente recente della ricerca ha evidenziato che l’obesità aumenta il numero di adipociti nel midollo osseo (“midollare grassa”).
Questo fenomeno, confermato da studi dell’Harvard Stem Cell Institute, riduce la capacità di generare nuovi osteoblasti, rallentando i processi di rigenerazione dell’osso.
Fratture negli obesi: un rischio sottovalutato
La convinzione che un soggetto obeso sia protetto, in realtà, ha contribuito a una sottodiagnosi significativa.
Una metanalisi pubblicata su Osteoporosis International ha dimostrato che le persone con obesità presentano un rischio aumentato di fratture in sedi “atipiche”, come caviglia, omero, vertebre lombari, radio distale.
Inoltre, la presenza di massa corporea elevata può ostacolare, nei casi più gravi, l’esecuzione accurata della densitometria DEXA, contribuendo a possibili sottostime del rischio.
Il ruolo dell’adiposità viscerale: non tutto il grasso è uguale
Non è il peso totale il vero nemico, ma il grasso addominale profondo (VAT), strettamente correlato a:
insulino-resistenza,
iperproduzione di citochine pro-infiammatorie,
alterazioni del metabolismo del calcio.
Al contrario, una moderata quantità di massa grassa sottocutanea, soprattutto nella donna, può avere effetti neutri o leggermente protettivi grazie alla produzione periferica di estrogeni.
Il problema nasce quando la distribuzione del grasso vira verso un modello centrale o viscerale, tipico della sindrome metabolica.
Osteoporosi e obesità: due malattie che condividono la stessa radice metabolica
Gli esperti oggi ritengono che osteoporosi e obesità non siano affatto condizioni opposte, ma manifestazioni diverse dello stesso disequilibrio metabolico.
Le due patologie condividono infatti fattori comuni, tra cui:
insulino-resistenza,
stress ossidativo,
infiammazione cronica,
carenza di vitamina D,
sedentarietà.
Tutti elementi che indeboliscono la qualità dell’osso e contemporaneamente favoriscono l’accumulo di massa grassa.
Prevenzione: cosa dicono le linee guida scientifiche
Attività fisica
OMS e International Osteoporosis Foundation raccomandano:
esercizi di forza (2–3 volte a settimana),
camminate veloci e attività aerobica,
esercizi di equilibrio e propriocezione per ridurre il rischio di cadute.
La letteratura è chiara: negli individui con obesità, il potenziamento muscolare migliora la qualità ossea e riduce i marker infiammatori.
Alimentazione
Una dieta utile a prevenire entrambi i problemi deve assicurare:
calcio adeguato (1000–1200 mg/die),
vitamina D (600–800 UI, secondo linee guida EFSA),
proteine di buona qualità,
abbondante consumo di frutta e verdura per l’apporto di antiossidanti,
riduzione di zuccheri e grassi saturi, che aumentano l’infiammazione.
Vitamina D: l’anello debole
La carenza di vitamina D è molto frequente nelle persone con obesità: la vitamina, essendo liposolubile, viene sequestrata dal tessuto adiposo, riducendone la disponibilità biologica.
Il messaggio è chiaro:
Obesità non significa protezione dall’osteoporosi anzi, può rappresentare un fattore di rischio aggiuntivo.
Le due condizioni, sempre più diffuse, condividono cause, meccanismi biologici e complicanze.
Riconoscere questo legame è essenziale per migliorare diagnosi precoce, prevenzione e strategie terapeutiche.
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